Due Giorni a Varsavia

Pochi giorni dopo aver prenotato il mio volo per Varsavia, incontro un’amica e le riferisco del mio viaggio. Lei sgrana gli occhi ed esclama “Varsavia… nooo è veramente brutta!”.

Non nascondo di esserci rimasta un po’ male, in effetti Varsavia non ha un monumento simbolo cui la mente corre pensando a quella città e niente di evocativo, senza contare che la città è stata interamente ricostruita dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale. Così ho pensato di aver fatto una scelta sbagliata e, invece, niente di più falso, debbo smentire la mia amica. Viaggiare informati, significa anche avere le giuste aspettativa, se uno pensa di andare a Varsavia trovando Parigi, forse allora dovrebbe andare a Parigi. Battute a parte, Varsavia è una città molto carina, ma soprattutto – e questo il suo fascino- estremamente evocativa del suo non sempre felice passato.

La Polonia è una terra di mezzo, schiacciata da grandi potenze del passato: Austroungarici, Prussiani e Russi e da sempre è stata terra di conquista. Più volte nei secoli è stata occupata e depredata. Questo si respira ancora nei musei che raccolgono gli orrori delle guerre, ma anche nell’architettura severa dell’epoca sovietica. Se poi questi temi non interessano troppo, non bisogna dimenticare che Varsavia è la città di Chopin e di Copernico e dei due bei musei interattivi che li ricordano.

Due giorni a Varsavia, non sono molti ma consentono uno sguardo di insieme.

Da Vedere

La Città Vecchia (Stare Miasto)

Il punto di partenza non può che essere la città vecchia, che realmente vecchia non è, visto che è stata distrutta nel corso della II guerra mondiale quando, a seguito dell’insurrezione polacca, i nazisti la rasero al suolo. I polacchi vollero la capitale esattamente come era prima del conflitto e la ricostruirono osservando i dipinti di Bernardo Bellotto (detto Canaletto). La ricostruzione è talmente perfetta che la “Città Vecchia” è ora Patrimonio dell’Unesco.

Luoghi di interesse: la piazza del castello con la colonna di Sigismondo, che è un po’ il simbolo della città: alta 22 metri, sulla sua sommità c’è la statua bronzea di re Sigismondo Vasa III. Risalente al 1600, ma distrutta nel 1944, la colonna fu ricostruita cinque anni più tardi.

Anche il castello di Varsavia, antica residenza dei duchi di Masovia e cuore del nucleo storico della città, fu distrutto nel corso dell’Insurrezione di Varsavia e le sue rovine vennero lasciate in loco sino agli anni ‘70 dello scorso secolo, per poi essere utilizzate nella ricostruzione del palazzo completata alla fine degli anni ‘80.

L’orologio è ancor oggi fermo all’orario in cui la Lutftwaffe bombardò l’edificio distruggendolo. Al suo interno sono state posizionate le opere d’arte che i polacchi riuscirono a nascondere ai nazisti. L’entrata è a pagamento tutti i giorni tranne la domenica. Ovviamente io pensavo di “essere furba” attendendo proprio questo giorno per entrare, in realtà v’era una coda talmente lunga che alla fine ho desistito.

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Varsavia, Piazza del Castello
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Varsavia, Il Castello

Nella piazza, c’è anche la torre dell’Orologio, nella quale è possibile salire per godere di una bella prospettiva della città vecchia. Dalla piazza del castello parte la cosiddetta Strada Reale, grande viale alberato dove si affacciano bei palazzi, tra cui la residenza reale di Wilanow, oggi sede del Presidente della Repubblica.

Dalla parte opposta, si sviluppano le stradine della città vecchia, con caffè e negozietti turistici, tra cui le caratteristiche vie Piwna e Swietojanska dove si trova anche la Cattedrale di Varsavia. Queste strade confluiscono nella Ryanek Starego Miasta, l’antica piazza del mercato a forma rettangolare su cui si affacciano i colorati palazzi dell’antica borghesia. Inutile ripetere, che anche questi edifici hanno subito la triste sorte di quelli sopra descritti e sono stati interamente ricostruiti dopo la distruzione della città. Oltre la piazza, si giunge al bastione Barbacane, che proteggeva l’accesso alla città vecchia e che rappresenta ancor oggi l’accesso alla città Nuova. Anche questa struttura semicircolare è stata ricostruita e oggi ospita artisti di strada che vendono i propri dipinti. Lungo le mura, si può vedere la statua del piccolo insorto, un altro simbolo di Varsavia.

La città nuova (Nowe Miasto)

Dal Barbacane si esce percorrendo la via Freta sulla quale si apre la piazza del Mercato. Mentre dalla parte opposta, la Strada Reale confluisce nella Nowy Swiat un’ampia strada con bei negozi, alberghi e ristoranti, perfetta per una passeggiata.

Un altro simbolo di Varsavia è costituito dal Palazzo della Cultura e della Scienza, sede dell’omonimo museo, ma anche di cinema, sale congressi. L’edificio fu regalato ai polacchi dall’Unione Sovietica negli anni ‘50 come replica dell’uguale edificio di Mosca sede dell’Università. Alla caduta del comunismo si aprì un dibattito poiché molti ne chiedevano la demolizione. Ad oggi però ciò non è avvenuto e questo resta l’edificio più alto di tutta la Polonia.

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Varsavia, Palazzo della Cultura

Musei

Ne ho visitati due che consiglio vivamente: il Museo dell’Insurrezione e il Polin.

Il Museo dell’Insurrezione è dedicato interamente a tutto ciò che è avvenuto nei 63 giorni dell’Insurrezione polacca tra il 1° agosto ed il 2 ottobre del 1944. Il Museo è davvero molto bello e innovativo. Basta seguire il percorso che conduce il visitatore nel cuore di quell’evento, con fotografie e manufatti, armi dell’epoca e filmati, ma anche suoni e percorsi interattivi molto suggestivi.

Alle pareti vi sono anche 63 calendari, uno per ciascun giorno, che i visitatori possono raccogliere a memoria di ogni fatto importante accaduto. All’interno c’è di tutto e di più, dalla ricostruzione di un hangar dell’epoca, di un ospedale, un cinema e perfino un cimitero. C’è anche un muro al quale si può appoggiare l’orecchio e sentire il rumore delle bombe. Tutto molto evocativo e per comprenderlo appieno è bene munirsi di una audioguida.

L’altro Museo che ho visitato è il Polin, dedicato alla storia degli ebrei polacchi. Il museo sorge laddove vi era il Ghetto di Varsavia, ricordato anche da un monumento adiacente al museo. L’architettura post moderna rende l’edificio molto particolare e bello di per sé. Poi vi è il suo contenuto, un percorso interattivo nella storia degli ebrei polacchi.

Si parte da una foresta nella quale si racconta del primo ebreo che giunse in Polonia 1000 anni fa, il primo di molti, dal momento che essa ha ospitato nei secoli la più vasta comunità ebraica d’Europa. Il percorso museale racconta poi la storia del rapporto tra polacchi ed ebrei dal 1500 fino ai giorni nostri.

Naturalmente le sale più evocative sono quelle dedicate all’Olocausto. Il 90% degli ebrei polacchi morirono nella seconda guerra mondiale ossia 3.300.000 di persone. Numeri impressionanti e che ancor oggi (anzi proprio oggi che mentre scrivo è il giorno della Memoria) lasciano senza fiato!

[foto polin)

Ecco questa è la mia Varsavia, le varie guide della città suggeriscono come attrazione da non perdere il Parco Lazienki con i suoi giardini e le belle residenza … io non ho fatto a tempo a visitarlo e, comunque, in inverno e con la pioggia non è l’ideale. Decisamente un luogo caldo è preferibile.
Quale Utile Informazione

Arrivare in aereo

L’aeroporto di Varsavia è lo Chopin a pochi chilometri dalla città. Se però si arriva con compagnie low cost, come Ryan Air si atterrerà a Modlin. Da qui occorrono circa tre quarti d’ora per coprire il percorso.

Per raggiungere la città si può prendere il Modlin Bus che è particolarmente economico, circa 11€, anche se occorre prenotare con un certo anticipo. Io ad esempio non ho potuto utilizzarlo e ho dovuto prenotare un tax, servizio ben più caro, sebbene non ai livelli dei nostri.

Dormire

Direi che c’è l’imbarazzo della scelta. I prezzi sono decisamente più contenuti dei nostri, quindi si può osare anche un albergo di livello che costa come un buon tre stelle di casa nostra.

Io ho dormito all’Intercontinental, che si trova proprio nella piazza dove sorge il Palazzo della Scienza e della Cultura che naturalmente si vede dalle camere dell’hotel. Tra l’altro questa zona è molto vivace con centri commerciali, negozi, ristoranti e quindi è una buona scelta anche per cenare.

Mangiare

Stara Kamienika (Widok 8) raggiungibile a piedi dall’hotel, ambiente accogliente, buon cibo e servizio cortese con tanto di rosa rossa in omaggio.

#cercounhashtagperviaggiare

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3 pensieri su “Due Giorni a Varsavia

  1. Pensa che prima di partire per Berlino lo scorso autunno mi sono sentita dire che “non c’è niente da vedere” 😉 Alle persone che fanno questi commenti bisognerebbe proprio rispondere, come dici tu, se si pensa di trovare Parigi a Varsavia allora forse avrebbe più senso andare a Parigi.
    Varsavia è una città che mi affascina molto e il tuo post non fa che rafforzare questo sentimento: non l’ho inclusa nei miei travel dreams del 2017 ma d’altra parte l’anno è appena iniziato per cui ho ancora tempo…

    Mi piace

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