La mia Africa. Diario dei viaggi in Namibia – Parte quarta: Himba

Il nostro giro prosegue verso nord, nel Kaokoland. Terra di confine e punto d’incontro di molte delle etnie della Namibia, compresa quella più famosa, i rossi Himba. La prima parte del viaggio è su strada sterrata poi, per la prima volta dalla partenza ritroviamo la B1 asfaltata.

009 - Opuwo - 0616Le guide parlano della possibilità di vedere gli elefanti e le zebre di montagna, ma noi naturalmente non vediamo nulla, a parte gli indimenticabili panorami. La zona appare meno disabitata dei deserti fin qui percorsi. Vi sono greggi di capre e mucche e, di tanto in tanto, anche qualche sparuto villaggio con due o tre capanne.

Opuwo è abbastanza lontana. Diversa, molto rispetto alla tedesca Swakopmund dove abbiamo dormito la notte precedente. Questa è Africa: gente, colori, mercati all’aperto, polvere.

009 - Opuwo - 0615Opuwo è un vero crogiolo di razze: passeggiando si incontrano le donne Himba dalla pelle tinta d’ocra con i gonnellini di pelle di capra e le caratteristiche acconciature, seguite dalle donne e dagli uomini Herero, fiere nelle loro colorate crinoline in stile vittoriano completate dai curiosi cappelli a corno, mischiate con persone appartenenti ad altre tribù che vestono all’occidentale. Opuwo in lingua Herero significa “la fine” ed in effetti, appare proprio una terra di confine. Per i turisti Opuwo rappresenta un punto di partenza per escursioni nei dintorni. Ciononostante, ci sentiamo di consigliare la sosta per una notte, non di più. Giusto per 4 passi in Africa.

010 - Epupa - 0685Noi andiamo anche al supermercato. Facciamo acquisti di generi di prima necessità da portare al villaggio Himba che andremo a visitare: farina, zucchero, vaselina e tabacco da sniffare. Oddio, definirli generi di prima necessità è un parolone.

A Opuwo c’è solo un Lodge degno di questo nome, ma non ha posto, quindi dormiamo due notti all’Ohakane Guest House. Di positivo ha la posizione proprio in centro. E’ quindi comodo per una passeggiata in mezzo alla folla multicolore. Per il resto nulla di che. Stanze bruttine e anonime, cibo medio, abbastanza rumoroso di notte. L’alternativa “de luxe” è lontana dal centro. Chi c’è stato ne dice bene, a parte la distanza. Il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di stringere i denti per una notte a Opuwo e fare una seconda notte alle Epupa Falls. Noi ci andiamo in giornata, l’indomani.

009 - Opuwo - 0591Abbiamo contattato una guida Himba che si chiama John, ci aspetterà alle Epupa Falls. Partiamo presto. Da Opuwo ci sono 180 chilometri di sterrato. Tradotto: tre ore di viaggio. E altre 3 ore per tornare. C’è chi le raggiunge in aereo. Plausibile. Non conosciamo i costi.

010 - Epupa - 0636All’arrivo John ci conduce ai bordi delle cascate. Ancora una volta il paesaggio muta, qui è tropicale, ci sono baobab e palme. Le cascate sono belle, si possono costeggiare per un tratto, così da poterle osservare da varie angolazioni, per le foto di rito. In mezzo scorre il fiume Kunene, nel quale si intravedono anche un paio di coccodrilli e dall’altra parte del fiume … le colline dell’Angola. Emozionante.

010 - Epupa - 0708Poi John ci accompagna in un villaggio Himba, La visita è interessante. Certo non ci si può aspettare la pura genuinità e autenticità, ma pensavamo peggio. Temevamo uno zoo umano per turisti, ma non è così. Certamente, la tribù ci aspetta e si comporta di conseguenza, ma non ci sono imbarazzi. Nel villaggio, vi sono quasi esclusivamente donne e bambini.

Ci viene mostrato come le donne creano la pasta che stendono sul loro corpo, visitiamo una delle abitazioni e non attraversiamo la linea che unisce il fuoco sacro all’ingresso della capanna di rami secchi e fango. Anche il mercatino ci attende: qualche collanina che ci si sente in obbligo ad acquistare … e senza trattare. A parte l’originalità dei loro costumi, si tratta di persone bellissime e molto fotogeniche.

Terminata la visita torniamo a Opuwo, non prima di aver provato l’emozionate esperienza del cambio della ruota, su queste strade difficile che non capiti almeno una volta.

#cercounhashtagperviaggiare

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